Episodio precendente: #4 - Adunata! I sette God Warrior
Il potere delle armature divine
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lunedì 8 giugno 2015
domenica 24 maggio 2015
Saint Seiya - Soul of Gold - Ep. #4
Episodio precedente #3: Cavaliere d'oro contro cavaliere d'oro
Certo che aspettare due settimane tra una visione e l'altra sta diventando sempre più difficile.
# 4 - Adunata! I sette God Warrior
Certo che aspettare due settimane tra una visione e l'altra sta diventando sempre più difficile.
# 4 - Adunata! I sette God Warrior
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domenica 10 maggio 2015
Saint Seiya - Soul of Gold - Ep. #3
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martedì 28 aprile 2015
Saint Seiya - Soul of Gold - Ep.#2
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giovedì 16 aprile 2015
Saint Seiya - Soul of Gold - Ep.#1
Premessa sincera: nel momento in cui ho sentito parlare di un nuovo spin off dei Cavalieri dello Zodiaco, tutto incentrato sul post mortem dei Gold mentre i bronzini facevano del loro meglio nel non farsi annichilire da Ade e le due divinità gemelle, nella mia mente si agitava una domanda, si dibatteva come un pesce appena pescato: ma perché? Ne sentiamo davvero il bisogno?
martedì 31 marzo 2015
Recensione: "E se poi mi innamoro, pazienza" di Erika Favaro
Questa è una recensione un po' farlocca, nel senso che l'obiettività è andata a farsi friggere. Non posso nascondere una smisurata simpatia per l'autrice, con la quale ho condiviso momenti di delirio letterario indiretto durante lo svolgimento del primo talent show via forum: Fattore Pesce e non solo!
Non ho mai incontrato Erika di persona, ma sono bastati pochi messaggi via mail per inserirla nella lista di: "se ti intristiscono, dimmelo che vengo a prendere il colpevole a pugni sulle gengive". Si tratta di un tentativo di protezione difficilotto da applicare, data la distanza geografica, ma non importa, sarò pronta a dare il mio sostegno morale. Ma veniamo al succo!
Titolo: E se poi mi innamoro, pazienza
Autrice: Erika Favaro (blog)
Casa Editrice: Piemme
Anno: 2014
Pagine: 262
lunedì 2 marzo 2015
Riassunto commentato: Mobile Suit Gundam Origin 01 - Casval dagli occhi blu
Casval dagli occhi blu
senza lo Zaku, lo stesso non sei più
piovono asteroidi tra noi
vorrei parlarti ma ti eietti via.
Mobile Suit Gundam Origin, con i suoi quattro OAV, farà da ponte tra gli eventi conosciuti a partire dalla One Year War della prima serie di Gundam, le cui vicende si sono trascinate avanti negli anni passando da Gundam Zeta e le mirabolanti avventure dell'iracondo Kamille, e Zz, allo struggente e doloroso Char's Counterattack. E diciamocelo, Char mi ha lasciato un po' di stucco verso la fine, ma le cose, ora sono un po' più chiare.
Partiamo dalla preistoria, la serie animata è tratta dall'omonimo manga di Yoshikazu Yasuhiko, detto Yaz, che a partire dal 2001 - e per ben dieci anni della sua vita - ha riportato su carta le vicende animate della Guerra di un Anno, aggiungendo alla storia dettagli e flashback, arricchendo il contesto di scene e vicende che - per un motivo o per un altro - non trovarono posto nella serializzazione animata del 1979, figlia della mente di Yoshiyuki Tomino, divinità indiscussa di alcune delle morti più barbare e insensate della storia dell'animazione mondiale.
Questa nuova serie di OAV riporta sullo schermo la gioventù della Cometa Rossa e di Sayla Mass, che nelle varie serie animate abbiamo visto intenta a combattere, a intortare/farsi intortare da un giovane Amuro Ray e prendere il sole in piscina, senza mai avere un ruolo importante quanto quello del fratello.
Il primo OAV di Mobile Suit Gundam Origin si apre nel bel mezzo di una battaglia spaziale, per la precisione la battaglia di Loum, che vede la discesa in campo degli Zaku II e in particolar modo del tre volte più veloce mezzo di un giovanissimo tenente appartenente alla fazione del Principato di Zeon: Char Aznable.
Tra laser ed esplosioni, tra morti atroci e lacrime per compagni caduti, veniamo catapultati indietro nel tempo, alla notte prima di un evento che ha cambiato per sempre la storia della Terra e delle sue colonie: la morte di Zeon Zum Deikun, padre di Char.
La morte del leader delle forze indipendentiste di Munzo - Side 3 - colonia terrestre che orbita attorno alla Luna, odora di marcio, ne è convinto il rumoroso Jimba Ral, padre del grande, fantastico, grandioso, immortale Ramba Ral, e grande amico del defunto Zeon Zum Deikun.
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| Difesa x3 |
Jimba non si fa problemi a parlare alla triste vedova e ai bambini del fatto che il loro leader è stato sicuramente ucciso. I sospetti sono quasi certezze e ricadono di prepotenza su un'importantissima famiglia di Munzo: la famiglia Zabi.
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| Garma, Kycilia, Dozle, Sasro e Gihren |
Vediamo per la prima volta la faccia di Sasro, scopriamo come il volto del mastodontico orco dal cuore gentile Dozle (che sarà padre della piccola Mineva) sia stato ricoperto di cicatrici; ci avviciniamo a quella grandissima cagna che è Kycilia, alla crudeltà che si annida nel suo cuore arrivista, e a quell'omino tutto dictat e paraculagine che è Gihren, perché Gihren fa il finto tonto, ma Gihren sa.
Durante le esequie del presidente Deikun, c'è uno scambio di sguardi tra un rispettoso e fin troppo cresciuto Casval e un annoiato Garma, ultimogenito di Degwin Zabi, che in qualche modo risente dello sguardo dell'orfano e assume una posa più consona alla situazione.
Tutta la prole di Degwin Zabi, architetto supremo di complotti, si ritrova a coprire nuovi ruoli, ma i complotti non sono finiti.
Parte importante del piano degli Zabi è di far ricadere la responsabilità della morte del presidente di Munzo sulla Federazione Terrestre, sollevare in rivolta gli abitanti della colonia e dichiarare finalmente guerra a quel governo centrale tanto lontano che non vuole riconoscere loro l'indipendenza.
Qualcosa va storto e gli Zabi si rendono conto di dover eliminare dal gioco la famiglia Ral, più che fedele a Deikun e più che decisa a proteggere la progenie del presidente.
Dal parlamento della Repubblica Indipendente, sulla cui cima garriscono
le bandiere della Federazione Terrestre e quella della Repubblica, con
l'orbita di tre colonie, ecco svanire la bandiera azzurra di Munzo in
favore di quella rossa, bianca e nera dell'appena costituito Principato
di Zeon, istituito in nome del presidente caduto, per portare avanti la
sua battaglia di indipendenza dal pianeta madre.
Durante la processione funebre di Deikun, l'auto in cui viaggiano Sasro e Dozle viene fatta saltare in aria, l'esplosione uccide Sasro e segna per sempre il volto di Dozle. Che siano stai i Ral a eliminare un pericoloso avversario nella scalata al potere di Munzo?
La popolazione della colonia si divide in chi spalleggia gli Zabi e in chi sostiene i Ral, dando origine a una guerra civile in piccola scala, ma convincendo il giovane Ramba Ral che sia il caso di allontanare da Side 3 l'anziano padre e la famiglia dell'ex goveratore. Ormai il potere è al sicuro nelle mani degli Zabi ed è necessario limitare i danni di qualunque cosa abbiano in mente, soprattutto favorendo la fuga di Casval e Artesia.
E per portare via i due giovani virgulti serve l'aiuto di una donna straordinaria: Hamon, che si finge un ufficiale della federazione Terrestre e allontana i bambini dalla loro casa.
Arrivare nella sezione portuale della colonia si rivela essere difficile, per quanto Ramba e i suoi uomini ce l'abbiano messa tutta, gli Zabi e la Federazione Terrestre danno l'ordine di sparare su quel mezzo impazzito, sebbene gli Zabi sappiano chi c'è all'interno. Casval e Artesia sono una moneta di scambio preziosa e se i due fratelli cadessero nelle mani della Federazione, le cose per la famiglia Zabi si complicherebbero. L'idea di farli uccidere dalla Federazione stessa, forse, è la cosa migliore per il benessere e la scalata al potere del neonato Principato.
E si assiste alla nascita di un guerriero, di un ribelle; si intravede quella sorta di dono magico che rende speciali gli uomini dello spazio, quella straordinaria capacità di raggiungersi e comprendersi nonostante i grandi spazi astrali, quell'istinto tanto espanso da portare a vedere le lacrime del tempo, quella forza che permette di prevedere gli attacchi e anticiparli. Il vero sesto senso, una sorta di presa di coscienza superiore.
È la forza d'animo di Hamon a far sì che venga ingaggiata battaglia, la volontà di non vedersi schiacciare e di giocarsi il tutto per tutto per permettere ai due bambini che siedono nella torretta (per inciso, il punto più pericoloso) di fuggire.
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| Il primo sguardo della Cometa Rossa |
Le capacità "sovrannaturali" di Casval e un considerevole quantitativo di fortuna, permettono al piccolo gruppo di fuggire, di scendere dal mezzo fumante prima che la Federazione Terrestre faccia fuoco a piena potenza.
Finalmente Casval, Artesia e Jimba Ral riescono a partire, con l'aiuto delle conoscenze di Hamon.
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| Quando la Luna sarà diventata grande cento volte, vi raggiungerò. ;_; |
Devo ammettere di aver trovato molto più di quello che mi aspettassi. Le scene d'azione sono state limitate allo stretto necessario, dopotutto Casval sta per diventare Edward Mass e mancano undici anni perché nasca ufficialmente la Cometa Rossa.
Non mi sarei aspettata delle scene così struggenti, come l'allontanamento dei due bambini dalla madre, della quale mi ha sorpreso tantissimo la forza d'animo dimostrata. Dalla sua prima all'ultima comparsa, è infatti una donna sottomessa che fa quello che le viene detto in silenzio, mentre nella notte che trascorre con i figli nella torre, agisce attivamente. Spiega ai figli quello che può e riesce a convincere la piccola Artesia a partire.
Il comportamento di Char durante la Guerra di un Anno, l'alleanza provvisoria con l'AEUG contro i Titans e il ritorno all'obiettivo originale ne Il contrattacco di Char inizia con questo OAV ad avere più senso. Mancano ancora tanti elementi per costruire i passi di questo giovane uomo nello spazio, passi che lo porteranno sul palcoscenico delle lotte per l'indipendenza degli spazionoidi.
È spiacevole, però, vedere il piccolo Casval come un piccolo tenente. È triste vederlo rannicchiato sotto le coperte mentre finge di dormire e si ritrova a essere ignorato sia dal padre, all'inizio, che ha occhi e tenerezze solo per la piccola Artesia, e dalla madre, che consola la figlia in lacrime alla notizia della loro separazione. Casval ottiene considerazione solo in vece di colui che deve proteggere Artesia, lui capisce che quella sarà l'ultima volta che vedrà la madre. Ha solo nove anni e non batte ciglio.
Casval è già adulto, soffre in qualche modo di quella mancanza di attenzione, ma appena ne ha l'opportunità, agisce per quello che è: un giovane comandante, come fa contro Kycilia.
Questo suo essere, questa sua indole lo porterà a usare gli altri senza provare rimorso, a uccidere senza farsi problemi, dedicarsi anima e corpo a una vendetta forse inattuabile, trascinato da un odio e un astio che lo portano a estinguersi come una meteora.
C'è sempre molto da dire e discutere su Gundam e il suo universo, ci sarebbe da scrivere e scrivere, perché Gundam è un'opera completa, una delle più grandi opere fantascientifiche giapponesi, ma per ora mi fermo qui, in attesa del secondo OAV.
È spiacevole, però, vedere il piccolo Casval come un piccolo tenente. È triste vederlo rannicchiato sotto le coperte mentre finge di dormire e si ritrova a essere ignorato sia dal padre, all'inizio, che ha occhi e tenerezze solo per la piccola Artesia, e dalla madre, che consola la figlia in lacrime alla notizia della loro separazione. Casval ottiene considerazione solo in vece di colui che deve proteggere Artesia, lui capisce che quella sarà l'ultima volta che vedrà la madre. Ha solo nove anni e non batte ciglio.
Casval è già adulto, soffre in qualche modo di quella mancanza di attenzione, ma appena ne ha l'opportunità, agisce per quello che è: un giovane comandante, come fa contro Kycilia.
Questo suo essere, questa sua indole lo porterà a usare gli altri senza provare rimorso, a uccidere senza farsi problemi, dedicarsi anima e corpo a una vendetta forse inattuabile, trascinato da un odio e un astio che lo portano a estinguersi come una meteora.
C'è sempre molto da dire e discutere su Gundam e il suo universo, ci sarebbe da scrivere e scrivere, perché Gundam è un'opera completa, una delle più grandi opere fantascientifiche giapponesi, ma per ora mi fermo qui, in attesa del secondo OAV.
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giovedì 15 gennaio 2015
Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio (CGI movie - 2014)
Da giugno, quando questo film in CGI è uscito nelle sale giapponesi, non ho fatto altro che spulciare i peggiori bar dell'interrete alla ricerca di una copia, mi andava bene anche qualcosa con quattro pixel complessivi. Ai primi di dicembre mi sono arresa, tanto a gennaio sarebbe uscito nelle sale anche in Italia, quindi potevo aspettare ancora un po'.
Avevo - però - trovato la OST e tra un ascolto e l'altro mi ero fatta qualche idea di come sarebbe potuto essere il film e non nascondo, in certi punti, di aver provato un certo sconforto, soprattutto alla traccia numero 21.
Avevo - però - trovato la OST e tra un ascolto e l'altro mi ero fatta qualche idea di come sarebbe potuto essere il film e non nascondo, in certi punti, di aver provato un certo sconforto, soprattutto alla traccia numero 21.
Nel momento in cui ho deciso di porre fine alle mie ricerche, eccolo arrivare, facendo sì che io potessi smettere di dare capocciate al muro.
Non lo vedrò doppiato, dato che in questo bucio di posto di mondo non è stato portato, però ho potuto scoprire che c'è già la sala prenotata per 50 gradazioni di disinteresse.
Doverosa premessa chilometrica.
A me Saint Seiya piace. Ma tanto, eh!
È un'opera che ho amato da bambina, che ho ricordato con piacere da adolescente e che ha riacceso quel fuoco che ardeva silente nel torace quando l'ho ritrovato quasi per caso da grande, quando ho potuto osservarla e analizzarla con occhi diversi, non più quelli di una bambina esaltata dalle armature, i segni zodiacali e i cazzottoni alla velocità della luce, ma quelli di una rompiconigli con una maturità diversa.
mercoledì 31 dicembre 2014
Psycho Pass 2 - L'introduzione, le bestemmie e tutto quanto tra sproloquio e chissà che altro
Ho iniziato a guardare la seconda stagione di Psycho Pass con in bocca il ricordo dolce-amaro della prima stagione. Ricordavo con nostalgia la ferocia dei sentimenti dei protagonisti, le loro decisioni sofferte, il loro essere irremovibili sui propri ideali e princìpi.
Ho lasciato Shinya Kougami che si allontava dal Giappone, libero dalle catene del Sibyl System e dai cambi di tonalità dello Psycho Pass a ogni starnuto, l'ho lasciato lì, in una cuccetta in chissà quale mercantile con una sigaretta a consumarsi in un posacenere e un libro aperto accanto.
Sono arrivata alla quarta puntata della seconda stagione con un sapore amaro che mi rimbalzava tra le papille, sì è interessante, ma io non me lo ricordavo così sottotono, si fa guardare, ma io ricordavo che la trama fosse forte, che i personaggi fossero dei tronconi d'umanità da osservare come uno studioso osserva una colonia di formiche. Ricordavo di essere interessata; io ho amato Psycho Pass, le sue citazioni, i suoi rimandi letterari, i battibecchi tra Kougami e Makishima sulla filosofia, tutte quelle robe tipo che se tu mi citi Pascal io ti cito Ortega, poi possiamo anche attentare uno alla vita dell'altro.
Psycho Pass è entrato di diritto nelle mie serie animate preferite di sempre, accanto a un rumoroso e casinaro Saint Seiya, perché alla nostalgia non si comanda, e a Gundam, perché quando una cosa è bella non c'è niente da fare. E Psycho Pass è lì, nell'Olimpo dei miei adorati che si fa osservare e spulciare e studiare.
E la nuova stagione di Psycho Pass non è iniziata bene. È iniziata sottotono, in silenzio, con poca convinzione. Eppure ero lì a guardare Akane Tsunemori fare il suo lavoro, perché è una delle poche persone intelligenti in quel dipartimento, perché è sveglia, perché ha guardato anche lei nell'abisso che ha catturato l'anima di Kougami e Nietzsche lo sapeva che se guardi troppo nell'abisso, poi è l'abisso che guarda in te. E c'era lei che è sveglia, che sa, lei è l'anello di congiunzione tra Kougami e Makishima, è colei che poteva ergersi tra i due e sapere meglio di tutti gli altri quello che provava Makishima pur avendo un ideale più simile a quello di Kougami.
Che dire della vera natura del Sibyl System?
E non basta parlarne, perché il discorso è più complesso, perché la prima stagione di Psycho Pass era una distopia mascherata da utopia. Perché le interpretazioni posso essere molteplici, ma da qualunque parte lo guardo: a me, Psycho Pass, è piaciuto da morire.
Quindi, quando tra gli anime invernali ho potuto vedere la seconda stagione di Psycho Pass, ho gioito. Perché non ne seguo tanti, non sono in tanti a interessarmi, ma c'era Psycho Pass e in attesa della nuova stagione di Jojo avrei avuto qualcosa da guardare, qualcosa di fantastico. Ma no, non è stato così.
Il posto di Psycho Pass lo ha usurpato Shingeki no Bahamut con i suoi colori, la sua energia e i suoi personaggi. Angeli, demoni, divinità ed esseri umani tutti uniti a fare un grandissimo casino.
Al quarto, credo, episodio di Psycho Pass, al fucile da cecchino dominator ho interrotto. Perché avevo bisogno di riguardare la prima stagione, chiedendomi se fosse possibile che mi stessi ricordando male. Avevo inventato la rivalità tra Makishima e Kougami? E il rapporto tra Masaoka e Ginoza?
In qualche modo e in un certo senso, quasi speravo di essermi inventata tutto, almeno per poterlo scrivere io. Quindi ho aperto questa cosa fantastica che è VVVVID.it e mi sono rivista la prima stagione. In italiano e con una smorfia di disgusto sulle labbra.
Smorfia che si è dileguata in fretta, perché il lavoro di traduzione, doppiaggio e adattamento effettuato su Psycho Pass è stato più che magistrale.
L'ho rivisto. L'ho rivisto tutto in pochi giorni, perché Psycho Pass è una di quelle cose che vanno bevute tutte d'un fiato, è la boccata d'aria dopo l'apnea, è il giro nella neve dopo la sauna, è infilare i piedi in acqua dopo una corsa scalzi sulla sabbia bollente. Psycho Pass è una carognata che non si fa interrompere e io gli ho dato retta.
E mi sono innamorata di nuovo di tutti, di tutto, della mente di Gen Urobuchi e del suo talento di penna.
Ora, dopo questa dichiarazione che è più sproloquio di ragazzina innamorata che altro, mi accingo a guardare la seconda stagione di Psycho Pass. TUTTA. Ma proprio tutta per arrivare preparata al film, che uscirà nelle sale giapponesi nella prima metà di gennaio.
Ammetto che la scoperta sulla scenggiatura mi abbia un po' deluso. Urobuchi, che è la mente geniale e bellissima che ha dato i natali a Psycho Pass e altre bellissime storie, ha solo supervisionato la sceneggiatura della seconda stagione, che in soldoni può voler dire che non l'ha manco vista, dato che sarà sua la storia, ma di certo non lo è il brand.
Altre due parole prima di cominciare a recensire la seconda stagione.
Recensirò, episodio per episodio, o comunque ne parlerò più avanti in maniera più approfondita, la prima stagione di Psycho Pass; questo per due motivi: avere la scusa di riguardare di nuovo la serie; riportare e fare una lista delle citazioni che contiene, cose tipo questa che è venuta facile facile:
Psycho Pass 2 - Episodio 1: La bilancia della giustizia
Recensirò, episodio per episodio, o comunque ne parlerò più avanti in maniera più approfondita, la prima stagione di Psycho Pass; questo per due motivi: avere la scusa di riguardare di nuovo la serie; riportare e fare una lista delle citazioni che contiene, cose tipo questa che è venuta facile facile:
Psycho Pass 2 - Episodio 1: La bilancia della giustizia
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domenica 22 dicembre 2013
Recensione: Pride of Baghdad di Brian K. Vaughan e Niko Henrichon
Pride of Baghdad è una graphic novel, sceneggiata dall'abilissimo Brian K. Vaughan e disegnata dall'altrettanto abile Niko Henrichon.
Narra le vicende di quattro leoni scappati dallo zoo di Baghdad durante i bombardamenti americani nel 2003. Racconta delle vicissitudini dei quattro predatori, della loro fame di libertà e di quanto manchi loro la loro vita. Il loro istinto è forte e li aiuta a spostarsi in una città devastata, tra palazzi collassati e detriti di varia natura.
I quattro leoni trascorrono le loro ormai pacifiche e monotone esistenze allo zoo di Baghdad.
Il sogno di Noor è quello di evadere, tornare allo stato brado, per questo tenta di convincere gli altri animali dello zoo ad architettare un piano di fuga; Safa è vecchia e saggia, in libertà ne ha viste di tutti i colori e non è convinta che la cattività sia un male, dopotutto non deve cacciare i pasti e anzi, ogni pasto è garantito; Zill ricorda i tramonti, l'orizzonte che fagocita il sole che si dissangua nel cielo e il piccolo Ali vive dei ricordi dei tre.
| Leoncini curiosi |
Inizia la vera storia. Il branco inizia a spostarsi fuori della città, in quello che sembra il paradiso, la loro terra d'origine, dove incontrano strane bestie gigantesche. Si spostano ancora alla ricerca di un pasto, finché non fanno il loro ingresso in città.
Punto di forza della storia sono i dialoghi. I protagonisti si comportano da leoni, saltandosi spesso alla gola, hanno punti di vista completamente differenti, ma vanno avanti seguendo il loro istinto.
In inglese, per indicare un gruppo di leoni, si utilizza l'espressione "pride of lions", che richiama il titolo. E "pride", ricorre per tutta la graphic novel con diverse interpretazioni: il branco stesso, l'orgoglio di Noor che vuole guadagnarsi la sua libertà; l'orgoglio di Safa che non rimpiange le fatiche della vita allo stato brado, l'orgoglio di Zill nel voler tenere il suo piccolo branco nutrito e al sicuro.
Pride of Baghdad ha vinto in premio IGN come Miglior Graphic Novel per l'anno 2006.
Una delle cose più interessanti è che la trama è basata su una storia vera.
Nell'aprile del 2003, durante i bombardamenti americani alla città, una serie di ordigni è stata fatta cadere sullo zoo. Molti animali morirono, molti altri erano stati portati via dai custodi dello zoo (fuggiti al momento del bombardamento) e altri rubati. Un piccolo branco di quattro leoni, però, ebbe modo di darsela a gambe quando la loro gabbia venne fatta a pezzi.
QUI la notizia della BBC (22 aprile 2003), ma se non avete ancora letto la graphic novel, inedita in Italia, vi spoilerate il finale.
Pride of Baghdad è semplicemente meravigliosa. E spero che, quando verrà portato in Italia, non traducano pride come orgoglio, ma come branco: "Il branco di Baghdad". Molto meglio a mio parere.'Pride of Baghdad' is a parable, but it's not a preachy polemic where I try to shove my half-baked beliefs down readers' throats," Vaughan continued. "I wrote this story not because I have all the answers, but because I wanted to ask myself hard questions about the Iraq War, the nature of occupation, and the price of freedom.
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