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lunedì 2 marzo 2015

Riassunto commentato: Mobile Suit Gundam Origin 01 - Casval dagli occhi blu


Casval dagli occhi blu
senza lo Zaku, lo stesso non sei più
piovono asteroidi tra noi
vorrei parlarti ma ti eietti via.

Mobile Suit Gundam Origin, con i suoi quattro OAV, farà da ponte tra gli eventi conosciuti a partire dalla One Year War della prima serie di Gundam, le cui vicende si sono trascinate avanti negli anni passando da Gundam Zeta e le mirabolanti avventure dell'iracondo Kamille, e Zz, allo struggente e doloroso Char's Counterattack. E diciamocelo, Char mi ha lasciato un po' di stucco verso la fine, ma le cose, ora sono un po' più chiare.

Partiamo dalla preistoria, la serie animata è tratta dall'omonimo manga di Yoshikazu Yasuhiko, detto Yaz, che a partire dal 2001 - e per ben dieci anni della sua vita - ha riportato su carta le vicende animate della Guerra di un Anno, aggiungendo alla storia dettagli e flashback, arricchendo il contesto di scene e vicende che - per un motivo o per un altro - non trovarono posto nella serializzazione animata del 1979, figlia della mente di Yoshiyuki Tomino, divinità indiscussa di alcune delle morti più barbare e insensate della storia dell'animazione mondiale.

Questa nuova serie di OAV riporta sullo schermo la gioventù della Cometa Rossa e di Sayla Mass, che nelle varie serie animate abbiamo visto intenta a combattere, a intortare/farsi intortare da un giovane Amuro Ray e prendere il sole in piscina, senza mai avere un ruolo importante quanto quello del fratello.


Il primo OAV di Mobile Suit Gundam Origin si apre nel bel mezzo di una battaglia spaziale, per la precisione la battaglia di Loum, che vede la discesa in campo degli Zaku II e in particolar modo del tre volte più veloce mezzo di un giovanissimo tenente appartenente alla fazione del Principato di Zeon: Char Aznable.


Tra laser ed esplosioni, tra morti atroci e lacrime per compagni caduti, veniamo catapultati indietro nel tempo, alla notte prima di un evento che ha cambiato per sempre la storia della Terra e delle sue colonie: la morte di Zeon Zum Deikun, padre di Char.
La morte del leader delle forze indipendentiste di Munzo - Side 3 - colonia terrestre che orbita attorno alla Luna, odora di marcio, ne è convinto il rumoroso Jimba Ral, padre del grande, fantastico, grandioso, immortale Ramba Ral, e grande amico del defunto Zeon Zum Deikun.

Difesa x3
Jimba non si fa problemi a parlare alla triste vedova e ai bambini del fatto che il loro leader è stato sicuramente ucciso. I sospetti sono quasi certezze e ricadono di prepotenza su un'importantissima famiglia di Munzo: la famiglia Zabi.

Garma, Kycilia, Dozle, Sasro e Gihren
Vediamo per la prima volta la faccia di Sasro, scopriamo come il volto del mastodontico orco dal cuore gentile Dozle (che sarà padre della piccola Mineva) sia stato ricoperto di cicatrici; ci avviciniamo a quella grandissima cagna che è Kycilia, alla crudeltà che si annida nel suo cuore arrivista, e a quell'omino tutto dictat e paraculagine che è Gihren, perché Gihren fa il finto tonto, ma Gihren sa. 
Durante le esequie del presidente Deikun, c'è uno scambio di sguardi tra un rispettoso e fin troppo cresciuto Casval e un annoiato Garma, ultimogenito di Degwin Zabi, che in qualche modo risente dello sguardo dell'orfano e assume una posa più consona alla situazione.
Tutta la prole di Degwin Zabi, architetto supremo di complotti, si ritrova a coprire nuovi ruoli, ma i complotti non sono finiti. 
Parte importante del piano degli Zabi è di far ricadere la responsabilità della morte del presidente di Munzo sulla Federazione Terrestre, sollevare in rivolta gli abitanti della colonia e dichiarare finalmente guerra a quel governo centrale tanto lontano che non vuole riconoscere loro l'indipendenza.
Qualcosa va storto e gli Zabi si rendono conto di dover eliminare dal gioco la famiglia Ral, più che fedele a Deikun e più che decisa a proteggere la progenie del presidente.


Dal parlamento della Repubblica Indipendente, sulla cui cima garriscono le bandiere della Federazione Terrestre e quella della Repubblica, con l'orbita di tre colonie, ecco svanire la bandiera azzurra di Munzo in favore di quella rossa, bianca e nera dell'appena costituito Principato di Zeon, istituito in nome del presidente caduto, per portare avanti la sua battaglia di indipendenza dal pianeta madre. 

Durante la processione funebre di Deikun, l'auto in cui viaggiano Sasro e Dozle viene fatta saltare in aria, l'esplosione uccide Sasro e segna per sempre il volto di Dozle. Che siano stai i Ral a eliminare un pericoloso avversario nella scalata al potere di Munzo? 
La popolazione della colonia si divide in chi spalleggia gli Zabi e in chi sostiene i Ral, dando origine a una guerra civile in piccola scala, ma convincendo il giovane Ramba Ral che sia il caso di allontanare da Side 3 l'anziano padre e la famiglia dell'ex goveratore. Ormai il potere è al sicuro nelle mani degli Zabi ed è necessario limitare i danni di qualunque cosa abbiano in mente, soprattutto favorendo la fuga di Casval e Artesia.


E per portare via i due giovani virgulti serve l'aiuto di una donna straordinaria: Hamon, che si finge un ufficiale della federazione Terrestre e allontana i bambini dalla loro casa.


Arrivare nella sezione portuale della colonia si rivela essere difficile, per quanto Ramba e i suoi uomini ce l'abbiano messa tutta, gli Zabi e la Federazione Terrestre danno l'ordine di sparare su quel mezzo impazzito, sebbene gli Zabi sappiano chi c'è all'interno. Casval e Artesia sono una moneta di  scambio preziosa e se i due fratelli cadessero nelle mani della Federazione, le cose per la famiglia Zabi si complicherebbero. L'idea di farli uccidere dalla Federazione stessa, forse, è la cosa migliore per il benessere e la scalata al potere del neonato Principato.

E si assiste alla nascita di un guerriero, di un ribelle; si intravede quella sorta di dono magico che rende speciali gli uomini dello spazio, quella straordinaria capacità di raggiungersi e comprendersi nonostante i grandi spazi astrali, quell'istinto tanto espanso da portare a vedere le lacrime del tempo, quella forza che permette di prevedere gli attacchi e anticiparli. Il vero sesto senso, una sorta di presa di coscienza superiore.


È la forza d'animo di Hamon a far sì che venga ingaggiata battaglia, la volontà di non vedersi schiacciare e di giocarsi il tutto per tutto per permettere ai due bambini che siedono nella torretta (per inciso, il punto più pericoloso) di fuggire.

Il primo sguardo della Cometa Rossa

 Le capacità "sovrannaturali" di Casval e un considerevole quantitativo di fortuna, permettono al piccolo gruppo di fuggire, di scendere dal mezzo fumante prima che la Federazione Terrestre faccia fuoco a piena potenza.


 Finalmente Casval, Artesia e Jimba Ral riescono a partire, con l'aiuto delle conoscenze di Hamon.

Quando la Luna sarà diventata grande cento volte, vi raggiungerò. ;_;
Devo ammettere di aver trovato molto più di quello che mi aspettassi. Le scene d'azione sono state limitate allo stretto necessario, dopotutto Casval sta per diventare Edward Mass e mancano undici anni perché nasca ufficialmente la Cometa Rossa.
Non mi sarei aspettata delle scene così struggenti, come l'allontanamento dei due bambini dalla madre, della quale mi ha sorpreso tantissimo la forza d'animo dimostrata. Dalla sua prima all'ultima comparsa, è infatti una donna sottomessa che fa quello che le viene detto in silenzio, mentre nella notte che trascorre con i figli nella torre, agisce attivamente. Spiega ai figli quello che può e riesce a convincere la piccola Artesia a partire.

Il comportamento di Char durante la Guerra di un Anno, l'alleanza provvisoria con l'AEUG contro i Titans e il ritorno all'obiettivo originale ne Il contrattacco di Char inizia con questo OAV ad avere più senso. Mancano ancora tanti elementi per costruire i passi di questo giovane uomo nello spazio, passi che lo porteranno sul palcoscenico delle lotte per l'indipendenza degli spazionoidi.

È spiacevole, però, vedere il piccolo Casval come un piccolo tenente. È triste vederlo rannicchiato sotto le coperte mentre finge di dormire e si ritrova a essere ignorato sia dal padre, all'inizio, che ha occhi e tenerezze solo per la piccola Artesia, e dalla madre, che consola la figlia in lacrime alla notizia della loro separazione. Casval ottiene considerazione solo in vece di colui che deve proteggere Artesia, lui capisce che quella sarà l'ultima volta che vedrà la madre. Ha solo nove anni e non batte ciglio.
Casval è già adulto, soffre in qualche modo di quella mancanza di attenzione, ma appena ne ha l'opportunità, agisce per quello che è: un giovane comandante, come fa contro Kycilia.
Questo suo essere, questa sua indole lo porterà a usare gli altri senza provare rimorso, a uccidere senza farsi problemi, dedicarsi anima e corpo a una vendetta forse inattuabile, trascinato da un odio e un astio che lo portano a estinguersi come una meteora.

C'è sempre molto da dire e discutere su Gundam e il suo universo, ci sarebbe da scrivere e scrivere, perché Gundam è un'opera completa, una delle più grandi opere fantascientifiche giapponesi, ma per ora mi fermo qui, in attesa del secondo OAV.

giovedì 15 gennaio 2015

Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio (CGI movie - 2014)

Da giugno, quando questo film in CGI è uscito nelle sale giapponesi, non ho fatto altro che spulciare i peggiori bar dell'interrete alla ricerca di una copia, mi andava bene anche qualcosa con quattro pixel complessivi. Ai primi di dicembre mi sono arresa, tanto a gennaio sarebbe uscito nelle sale anche in Italia, quindi potevo aspettare ancora un po'.
Avevo - però - trovato la OST e tra un ascolto e l'altro mi ero fatta qualche idea di come sarebbe potuto essere il film e non nascondo, in certi punti, di aver provato un certo sconforto, soprattutto alla traccia numero 21.
Nel momento in cui ho deciso di porre fine alle mie ricerche, eccolo arrivare, facendo sì che io potessi smettere di dare capocciate al muro.


Non lo vedrò doppiato, dato che in questo bucio di posto di mondo non è stato portato, però ho potuto scoprire che c'è già la sala prenotata per 50 gradazioni di disinteresse.

Doverosa premessa chilometrica.
A me Saint Seiya piace. Ma tanto, eh!
È un'opera che ho amato da bambina, che ho ricordato con piacere da adolescente e che ha riacceso quel fuoco che ardeva silente nel torace quando l'ho ritrovato quasi per caso da grande, quando ho potuto osservarla e analizzarla con occhi diversi, non più quelli di una bambina esaltata dalle armature, i segni zodiacali e i cazzottoni alla velocità della luce, ma quelli di una rompiconigli con una maturità diversa.

mercoledì 31 dicembre 2014

Psycho Pass 2 - L'introduzione, le bestemmie e tutto quanto tra sproloquio e chissà che altro

Ho iniziato a guardare la seconda stagione di Psycho Pass con in bocca il ricordo dolce-amaro della prima stagione. Ricordavo con nostalgia la ferocia dei sentimenti dei protagonisti, le loro decisioni sofferte, il loro essere irremovibili sui propri ideali e princìpi. 
Ho lasciato Shinya Kougami che si allontava dal Giappone, libero dalle catene del Sibyl System e dai cambi di tonalità dello Psycho Pass a ogni starnuto, l'ho lasciato lì, in una cuccetta in chissà quale mercantile con una sigaretta a consumarsi in un posacenere e un libro aperto accanto.


Sono arrivata alla quarta puntata della seconda stagione con un sapore amaro che mi rimbalzava tra le papille, sì è interessante, ma io non me lo ricordavo così sottotono, si fa guardare, ma io ricordavo che la trama fosse forte, che i personaggi fossero dei tronconi d'umanità da osservare come uno studioso osserva una colonia di formiche. Ricordavo di essere interessata; io ho amato Psycho Pass, le sue citazioni, i suoi rimandi letterari, i battibecchi tra Kougami e Makishima sulla filosofia, tutte quelle robe tipo che se tu mi citi Pascal io ti cito Ortega, poi possiamo anche attentare uno alla vita dell'altro.
Psycho Pass è entrato di diritto nelle mie serie animate preferite di sempre, accanto a un rumoroso e casinaro Saint Seiya, perché alla nostalgia non si comanda, e a Gundam, perché quando una cosa è bella non c'è niente da fare. E Psycho Pass è lì, nell'Olimpo dei miei adorati che si fa osservare e spulciare e studiare.
E la nuova stagione di Psycho Pass non è iniziata bene. È iniziata sottotono, in silenzio, con poca convinzione. Eppure ero lì a guardare Akane Tsunemori fare il suo lavoro, perché è una delle poche persone intelligenti in quel dipartimento, perché è sveglia, perché ha guardato anche lei nell'abisso che ha catturato l'anima di Kougami e Nietzsche lo sapeva che se guardi troppo nell'abisso, poi è l'abisso che guarda in te. E c'era lei che è sveglia, che sa,  lei è l'anello di congiunzione tra Kougami e Makishima, è colei che poteva ergersi tra i due e sapere meglio di tutti gli altri quello che provava Makishima pur avendo un ideale più simile a quello di Kougami.
Che dire della vera natura del Sibyl System?
E non basta parlarne, perché il discorso è più complesso, perché la prima stagione di Psycho Pass era una distopia mascherata da utopia. Perché le interpretazioni posso essere molteplici, ma da qualunque parte lo guardo: a me, Psycho Pass, è piaciuto da morire.


Quindi, quando tra gli anime invernali ho potuto vedere la seconda stagione di Psycho Pass, ho gioito. Perché non ne seguo tanti, non sono in tanti a interessarmi, ma c'era Psycho Pass e in attesa della nuova stagione di Jojo avrei avuto qualcosa da guardare, qualcosa di fantastico. Ma no, non è stato così. 
Il posto di Psycho Pass lo ha usurpato Shingeki no Bahamut con i suoi colori, la sua energia e i suoi personaggi. Angeli, demoni, divinità ed esseri umani tutti uniti a fare un grandissimo casino. 

Al quarto, credo, episodio di Psycho Pass, al fucile da cecchino dominator ho interrotto. Perché avevo bisogno di riguardare la prima stagione, chiedendomi se fosse possibile che mi stessi ricordando male. Avevo inventato la rivalità tra Makishima e Kougami? E il rapporto tra Masaoka e Ginoza?
In qualche modo e in un certo senso, quasi speravo di essermi inventata tutto, almeno per poterlo scrivere io. Quindi ho aperto questa cosa fantastica che è VVVVID.it e mi sono rivista la prima stagione. In italiano e con una smorfia di disgusto sulle labbra.
Smorfia che si è dileguata in fretta, perché il lavoro di traduzione, doppiaggio e adattamento effettuato su Psycho Pass è stato più che magistrale.
L'ho rivisto. L'ho rivisto tutto in pochi giorni, perché Psycho Pass è una di quelle cose che vanno bevute tutte d'un fiato, è la boccata d'aria dopo l'apnea, è il giro nella neve dopo la sauna, è infilare i piedi in acqua dopo una corsa scalzi sulla sabbia bollente. Psycho Pass è una carognata che non si fa interrompere e io gli ho dato retta.
E mi sono innamorata di nuovo di tutti, di tutto, della mente di Gen Urobuchi e del suo talento di penna.
Ora, dopo questa dichiarazione che è più sproloquio di ragazzina innamorata che altro, mi accingo a guardare la seconda stagione di Psycho Pass. TUTTA. Ma proprio tutta per arrivare preparata al film, che uscirà nelle sale giapponesi nella prima metà di gennaio.
Ammetto che la scoperta sulla scenggiatura mi abbia un po' deluso. Urobuchi, che è la mente geniale e bellissima che ha dato i natali a Psycho Pass e altre bellissime storie, ha solo supervisionato la sceneggiatura della seconda stagione, che in soldoni può voler dire che non l'ha manco vista, dato che sarà sua la storia, ma di certo non lo è il brand.

Altre due parole prima di cominciare a recensire la seconda stagione.
Recensirò, episodio per episodio, o comunque ne parlerò più avanti in maniera più approfondita, la prima stagione di Psycho Pass; questo per due motivi: avere la scusa di riguardare di nuovo la serie; riportare e fare una lista delle citazioni che contiene, cose tipo questa che è venuta facile facile:

Stagione 1, episodio 3.
Johnny Mnemonic, riferimento al racconto cyberpunk, prima parte della prima trilogia dello Sprawl di William Gibson, e primo racconto della raccolta "La notte che bruciammo Chrome".

E adesso, bando alle ciance!

Psycho Pass 2 - Episodio 1: La bilancia della giustizia

domenica 7 dicembre 2014

Memoria da noite

Memoria da noite è una canzone del gruppo galiziano Luar na Lubre, wikipedia comunica che il nome del gruppo significherebbe Bosco della Luna Piena. In realtò, bosco è riduttivo, poiché con il termine Lubre, s'intenderebbe il bosco in cui bengono formulati e lanciati gli incantesimi dei druidi.



Testo:
Madrugada, o porto adormeceu, amor,
a lúa abanea sobre as ondas
piso espellos antes de que saia o sol
na noite gardei a túa memoria.

Perderei outra vez a vida
cando rompa a luz nos cons,
perderei o día que aprendín a bicar
palabras dos teus ollos sobre o mar,
perderei o día que aprendín a bicar
palabras dos teus ollos sobre o mar.

Veu o loito antes de vir o rumor,
levouno a marea baixo a sombra.
Barcos negros sulcan a mañá sen voz,
as redes baleiras, sen gaivotas.

E dirán, contarán mentiras
para ofrecerllas ao Patrón:
quererán pechar cunhas moedas, quizais,
os teus ollos abertos sobre o mar,
quererán pechar cunhas moedas, quizais,
os teus ollos abertos sobre o mar.

Madrugada, o porto despertou, amor,
o reloxo do bar quedou varado
na costeira muda da desolación.
Non imos esquecer, nin perdoalo.

Volverei, volverei á vida
cando rompa a luz nos cons
porque nós arrancamos todo o orgullo do mar,
non nos afundiremos nunca máis
que na túa memoria xa non hai volta atrás:
non nos humillaredes nunca
máis.



Il gruppo madrilegno dei Mago de Oz, gruppo che personalmente adoro, ne ha fatto una bellissima cover, cantata dalla precedente voce del gruppo: José Andrea.

lunedì 3 febbraio 2014

Il mondo infestato dai demoni di Carl Sagan

Non credo nella reincarnazione e nonostante ciò sto pianificando le mie prossime due vite.

Nella prossima sarò Carl Sagan, avrò questo meraviglioso sorriso e quegli occhi brillanti di conoscenza e voglia di insegnare al prossimo.


E ripenso a quest'uomo straordinario il cui volto è diventato quello del mio personale spiritello della curiosità. Una sorta di famiglio con un maglione bordeaux e una giacca color ocra sopra. 
Ripenso alla prima volta che vidi Sagan, si trattava di un video su youtube in cui spiegava con una semplicità quasi dolorosa la differenza e il passaggio tra le dimensioni, e lo faceva con una mela tagliata a metà.

E io ogni tanto ci ripenso a quel video e ripenso a Cosmos, e mi rendo conto di quale meravigliosa mente avesse, del sapere che si celava dietro i suoi occhi e delle magnifiche connessioni che era in grado di fare.


Il cosmo è anche dentro di noi, siamo fatti di materia stellare. Siamo uno dei modi che ha l'universo per conoscere se stesso.
Carl Sagan
Nella mia futura seconda vita, dopo una vita passata a studiare cose meravigliose, pronunciare parole stupende e fumare tanta di quella marijuana da trasformarmi in un newtype e vedere le lacrime del tempo, sarò quest'omino qui:

Lunga vita e prosperità.
 Neil Degrasse Tyson, un altro di quegli esseri umani da classificare come "un uomo, un genio". Condurrà a brevissimo una nuova versione di Cosmos, condotta a suo tempo da Sagan e che non vedo l'ora di vedere.

Tutto questo chiacchiericcio per un motivo preciso, perché al mondo esistono persone belle, persone che condividono il sapere, che lo divulgano. E lo fanno gratis, perché è giusto che ci si elevi, che si impari, che si sappia cosa calpestiamo ogni giorno, che si impari a sognare in grande.
Nel mio post dove lamentavo l'inesistenza de Il mondo infestato dai demoni, è arrivata un'anima santa che lo ha condiviso con me, perché potessi leggere un'importante opera di divulgazione. E lo ringrazio dal profondo del cuore.

Vorrei lanciare anche un appello alla Baldini&Castoldi che pubblicò il libro: per favore, ristampatelo. Siamo almeno in tre, tre piccoli porcellini curiosi che vogliono leccarsi le dita prima di sfogliare le pagine, tre piccoli spiritelli curiosi che vogliono infilare il naso tra le pagine e inspirare a tutta forza inchiostro e parole. So che nessuno della casa editrice leggerà mai e che la mia richiesta andrà persa come spam nella casella della posta, ma fare un piccolo tentativo non costa.

Perciò, in attesa di avere il libro in carta e inchiosto, prima che decida di stamparmelo e rilegarmelo con una bellissima copertina in tela grezza e forse carta, non lo so ancora, ecco in download l'ebook, in diversi formati: mobi, epub, rtf, azw3 e pdf.
Potrebbero esserci degli errori, è stato lungo e doloroso, e a conti fatti sarebbe stato altrettanto facile nascere come Sagan e scrivermelo da sola, ma essendo un titolo così raro, ed essendo favorevole alla diffusione della cultura, basta cliccare QUI.

E vi saluto con una canzone.


We're all connected: to each other biologically; to the Earth chemically; to the rest of the universe atomically.
Neil Degrasse Tyson

Non c'entra quasi niente, ma ho letto di recente Morire per vivere (Old man's war, edito da Gargoyle), romanzo d'esordio di John Scalzi, nel quale c'è un'intera sezione di personaggi a cui viene dato il nome di scienziati del passato. Uno dei soldati si chiama appunto Sagan. E sono cose che mi fanno sorridere. Scalzi ha anche scritto una novellette ambientata nello stesso mondo di Old man's war, intitolata The Sagan Diary. E niente.

domenica 22 dicembre 2013

Recensione: Pride of Baghdad di Brian K. Vaughan e Niko Henrichon




Pride of Baghdad è una graphic novel, sceneggiata dall'abilissimo Brian K. Vaughan e disegnata dall'altrettanto abile Niko Henrichon. 
Narra le vicende di quattro leoni scappati dallo zoo di Baghdad durante i bombardamenti americani nel 2003. Racconta delle vicissitudini dei quattro predatori, della loro fame di libertà e di quanto manchi loro la loro vita. Il loro istinto è forte e li aiuta a spostarsi in una città devastata, tra palazzi collassati e detriti di varia natura. 

 
I quattro leoni trascorrono le loro ormai pacifiche e monotone esistenze allo zoo di Baghdad. 
Il sogno di Noor è quello di evadere, tornare allo stato brado, per questo tenta di convincere gli altri animali dello zoo ad architettare un piano di fuga; Safa è vecchia e saggia, in libertà ne ha viste di tutti i colori e non è convinta che la cattività sia un male, dopotutto non deve cacciare i pasti e anzi, ogni pasto è garantito; Zill ricorda i tramonti, l'orizzonte che fagocita il sole che si dissangua nel cielo e il piccolo Ali vive dei ricordi dei tre.

Leoncini curiosi
La profezia di un uccellaccio che assilla le vite degli abitanti dello zoo, diventa reale e il cielo cade sullo zoo, liberando ogni animale.


Inizia la vera storia. Il branco inizia a spostarsi fuori della città, in quello che sembra il paradiso, la loro terra d'origine, dove incontrano strane bestie gigantesche. Si spostano ancora alla ricerca di un pasto, finché non fanno il loro ingresso in città.

Il mio primo branco viveva vicino a una piccola collina, e ogni sera mi arrampicavo fino alla sommità. Alla fine
di ogni giorno guardavo come l'orizzonte divorava il sole con morsi lenti e ben assestati, spargendone il sangue per tutto il cielo azzurro.

Punto di forza della storia sono i dialoghi. I protagonisti si comportano da leoni, saltandosi spesso alla gola, hanno punti di vista completamente differenti, ma vanno avanti seguendo il loro istinto.


In inglese, per indicare un gruppo di leoni, si utilizza l'espressione "pride of lions", che richiama il titolo. E "pride", ricorre per tutta la graphic novel con diverse interpretazioni: il branco stesso, l'orgoglio di Noor che vuole guadagnarsi la sua libertà; l'orgoglio di Safa che non rimpiange le fatiche della vita allo stato brado, l'orgoglio di Zill nel voler tenere il suo piccolo branco nutrito e al sicuro.


Pride of Baghdad ha vinto in premio IGN come Miglior Graphic Novel per l'anno 2006.

Una delle cose più interessanti è che la trama è basata su una storia vera.
Nell'aprile del 2003, durante i bombardamenti americani alla città, una serie di ordigni è stata fatta cadere sullo zoo. Molti animali morirono, molti altri erano stati portati via dai custodi dello zoo (fuggiti al momento del bombardamento) e altri rubati. Un piccolo branco di quattro leoni, però, ebbe modo di darsela a gambe quando la loro gabbia venne fatta a pezzi.
QUI la notizia della BBC (22 aprile 2003), ma se non avete ancora letto la graphic novel, inedita in Italia, vi spoilerate il finale.
'Pride of Baghdad' is a parable, but it's not a preachy polemic where I try to shove my half-baked beliefs down readers' throats," Vaughan continued. "I wrote this story not because I have all the answers, but because I wanted to ask myself hard questions about the Iraq War, the nature of occupation, and the price of freedom.
 Pride of Baghdad è semplicemente meravigliosa. E spero che, quando verrà portato in Italia, non traducano pride come orgoglio, ma come branco: "Il branco di Baghdad". Molto meglio a mio parere.

martedì 10 settembre 2013

Deep Down - PS4


Primavera-estate 2014.
Io ci devo giocare.
Nuovo motore grafico: Panta Rhei.
Ambientato nel 2094 a New York, il protagonista sarà in grado di vivere i ricordi degli oggetti che tocca. Figata.

lunedì 29 luglio 2013

domenica 21 luglio 2013

Game of Thrones - terza stagione scena tagliata


È un vero peccato, Tywin Lannister è oggettivamente interpretato da un attore magnifico. nella scena spiega a Pycelle che sa benissimo che è un imbroglione puzzolone e che sa benissimo che è stato lui a convincere il Re Folle ad aprire i cancelli all'esercito dei Lannister durante la ribellione del grande e immortale (nel mio cuore) di Robert Baratheon. E Pycelle ne è fiero, perché lui ha sempre servito attivamente la casata Lannister.

La scena sarà inclusa nei DVD. 
Che belle cose che succedono al Comic-Con.

Game of Thrones: In Memoriam



Notizie dal Comic-Con! Contiamo un po' di morti!

giovedì 13 giugno 2013

The Zombie Prostitute - Voltaire



I was alone, and I needed a date;
I was takin' a walk past the cemetery gate
When I, I saw a sign that said "For a good time
"Take a left down at Tombstone Number 8".

giovedì 16 maggio 2013

The bear and the maiden fair

From there to here
From here to there
All black and brown and covered in hair
He smelled that girl in the summer air
The bear, the bear and the maiden fair

Guardando la settima puntata della terza stagione di Game of Thrones mi sono resa conto di quanto fosse simpatico e puccioso l'orso Bart.
Pensavo avessero recitato tutti insieme: la maiden fair di riferimento, Brienne di Tarth;  the bear, Bart the Bear; e il terzo incomodo Jaime Lannister.
Invece no! Col cavolo!

La puntata è stata girata in due location diverse: Belfast e Los Angeles. In Irlanda è stato allestito il set della fossa sullo sfondo di Harrenal, che le verdi brughiere irlandesi si trovano solo in Irlanda, ma gli orsi che lavorano a Hollywood li si trova giustamente solo in California.

Qui, sul sito della HBO, c'è il making of, con i disegnucci di tutte le sequenze e relative location, oltre al video in cui viene mostrato parte del lavoro.




E già che ci sono, ecco il meraviglioso arrangiamento strumentale della canzone dei Lannister, che simboleggia la magra vittoria di Jaime a fine episodio.

The Rains of Castamere.


And so he spoke, the lord of Castamere.

giovedì 11 aprile 2013

Dark Souls II


Dopo aver tremato sotto la scrivania giocato a Demon's Souls la prima volta, in inglese, il mio unico pensiero divenne: "Ma te lo immagini in italiano? No, bellissimo, lo voglio" e sono stata accontentata.

martedì 9 aprile 2013

sabato 6 aprile 2013

Gatti brutti che sono belli

Il 4 aprile, Grumpy Cat ha compiuto un anno! La gatta con l'espressione più contrariata del mondo.


Ora, però è il turno di Lazarus.
Lazarus è affetto da cheiloschisi, malformazione che lo ha lasciato senza labbro superiore e senza naso.


È curioso e bellino. Qui la pagina di Facebook. C'è anche una raccolta fondi, per chiunque voglia aiutare questo micio vampiro con le cure veterinarie.
Eccolo che gioca!