venerdì 19 aprile 2013

Spartacus, stagione 3 - War of the damned, nota anche come "La fine del calvario"


I am Sparacus!
Se il nemico ti corre incontro con la spada sguainata, attaccalo in salto.
Sun Tzu
Spartacus

Dopo una seconda stagione di stronzate, è iniziata e finita la terza e - si spera - ultima stagione del gladiatore ribelle: Sparacus. La pronuncia anglofona è quello che è.

I Vendicatori.

Un passo indietro.
La seconda stagione si chiude con l'inconcepibile, inaccettabile morte di uno dei pilastri della serie: il siriano Ashur. Muore come se non avesse mai combattuto mezzo secondo in vita sua, muore per mano di una pazza schizzata simpatica quanto un calcio sulle gengive, uno dei personaggi più fastidiosi mai creati sulla faccia della terra, ma soprattutto muore male, e me ne dispiaccio.

La situazione alla fine della seconda stagione è questa: Crixus e Naevia sono di nuovo uniti come due colombelle felici, mentre lei si esercita nella decapitazione con un solo fendente, lui la guarda commosso; Gannicus decide di seguire Sparacus fino in capo al mondo per mantenere fede a una promessa fatta all'amico caduto Enomao.

L'Enomao storico, la terza punta del tridente del comando della rivolta era un gallo, come Crisso. Difficile immaginarselo originario della Gallia con quell'abbondanza melaninica, ma tant'è. L'accuratezza storica è l'ultimo dei problemi della serie.
Lucrezia si suicida col figlio di Ilizia; Ilizia muore dissanguata dato che i cesarei d'emergenza non sono esattamente il punto forte di Lucrezia; muore Gaio Claudio Glabro e rimangono solo gli schiavi.
 L'allegra combriccola di schiavi ribelli marcia su e giù per l'italica penisola alla ricerca di qualcosa. Da una parte sembra vogliano andare a calpestare suoli più favorevoli, stufi di quelle brulle distese di sabbia con filtro arancione tipicamente italiche, dall'altra sembra vogliano marciare su Roma e prendere a calci nel culo ogni romano.
Intanto, si dicono, non restiamo fermi in un punto, che altrimenti ci macellano.

Un passo avanti.

Le giornate sono più lunghe, il sole risplende nel cielo blu, gli uccellini cinguettano, le bisce strisciano e gli schiavi marciano e rubano, attaccano contingenti militari romani e si fregano l'aquila imperiale di Crasso. 'stardifiglidiunkane.
Li avevamo lasciati a macellare romani alle falde del Vesuvio e li ribecchiamo, mesi più tardi, dopo migliaia di chilometri macinati, i piedi sanguinanti, le vesti logore, stremati dalla fame e con le palle piene nei pressi del Vesuvio. Hanno girato in tondo. Succede quando si è talmente tanti che l'avanguardia si mischia alla retroguardia. Alcuni pensano di essere arrivati, altri di non essere ancora partiti, eppure il contachilometri segna la circonferenza terrestre.

Ma dove sono i nostri prodi?
Crixus c'ha la barba lunghissima e ha coperto gli addominali con un sottile straterello di lardo che lo rende più credibile come guerriero. Non troppo, ché tornare in formissima costa, ma un pochino. Lo stesso per gli altri. Ma soprattutto sono spariti quei capelli a spazzola tenuti in loco da chili di gel.

Crixus, Crisso, Coso.
E tutti insieme hanno deciso di dire NO all'olio. Basta muscoli unti, siamo schiavi in fuga, non culturisti al festival del muscolo più lucido.
Naevia sembra una comparsa di Conan il Barbaro, non quello con Jason Khal Drogo Momoa, l'altro, quello con Arnie.

La simpatica pazza schizzata.
Gannicus è il solito sbrodolone che vive circondato da ex schiave compiacenti e passa il 90% del suo tempo avvinazzato. A causa del vino, è colui che ha percorso più strada di tutti tra uno zig e zag e un passo in avanti e tredici indietro. Non ha mai capito se fosse in testa o in coda; ha annegato i suoi problemi nell'alcol. Ancora.

Sbrodolone.
Agron e Nasir si amano e tubano come due colombi. Sparacus è Sparacus, che si staglia lì, alla testa di n liberi schiavi e alla testa di... ah no, quello è il Vesuvio. Sparacus è sempre lì, con l'innata capacità recitativa di una pietra miliare.
Ci sono nuovi schiavi, perché tutti i vecchi gladiatori sono già stati usati come carne da cannone, ma soprattutto compaiono un sei-settanta milioni di altri schiavi tra donne, bambini, vecchi e gente che non sa chi diamine sia Sparacus né perché stia lì a fare numero.

Momenti salienti.
Su circa dieci ore di programmazione, i momenti salienti possono essere riassunti in una mezz'ora. Come sempre, il tempo viene impiegato più volentieri per mostrare scopate infinite, tette, peni, schizzi di sangue e uccisioni mal assortite che neanche Mortal Kombat.
La trama della terza stagione è davvero risicata, ne hanno infilato giusto un po' per poterla allungare a oltranza e arrivare al minutaggio necessario per avere dieci meravigliose puntate.
Spartacus, tutta la serie, sarebbe dovuta durare una stagione e non di più. La seconda serie non aveva da esistere. La terza non aveva da essere pensata. Il mega fillerone ancora meno, anche se mi ha fatto empatizzare ancora di più con il mighty Ashur. Che è morto male. Molto male.
Il paraculo morto male, quella risata significa dolore imminente.
Cosa succede in questa accattivante stagione:

- Stupisci il tuo avversario con un attacco in salto! Tutti i tuoi nemici saranno invidiosi!


Questa stagione mi ha attaccato in salto. Io ho provato a sorprendermi, ma dopo due stagioni più intermezzo non ci sono riuscita. Perché sì, un minimo di coreografia negli scontri ci vuole e un attacco in stile "ti piombo in testa prima che te ne accorga" ci può star bene una volta ogni tanto, non sarò certo io ad affermare il contrario.
Il problema, però, si pone quando duecentocinquanta gladiatori attaccano in salto, solo per aver sentito il rumore dell'acciaio sguainato. Smette di essere spettacolare dopo la terza volta.
Purtroppo la questione è completamente sfuggita di mano agli sceneggiatori, al regista, ai produttori, agli attori e a quelli che passeggiavano per i fatti loro davanti agli studios, tant'è che in questa stagione gli attacchi in salto si sono decuplicati e per ripristinare quella scintilla di meraviglia nell'occhio dello spettatore, è stato deciso di attaccare in salto dai tetti (minimo tre gladiatori per volta), da muretti a secco, dai carri, dai cavalli, da ogni superficie rialzata.
Missione riuscita! Il ridicolo ha sfiorato picchi mai visti!

- Toh, c'è una cittadella sperduta in culo al mondo. Prendiamocela!

Dopo un po' di nulla, anche i produttori si sono accorti che forse forse sarebbe stato il caso di mettere della carne sul fuoco, poiché non si fa una serie di soli attacchi in salto. E così, Sparacus e il suo contingente di sfigati s'ingegna e occupa la città di Sinuessa in Valle.



Gozzovigliano tutti, si accoppiano, macellano un po' di romani e ne imprigionano altri, tra cui Laeta, la moglie dell'Edile che invece è stato ammazzato male da Sparacus in persona. A Sinuessa i nostri schiavi in fuga incontrano i pirati cilici, famosi per aver sequestrato (storicamente) un giovanissimo Giulio Cesare, che dopo averli presi per il culo per giorni, li ha giustiziati.

Questi manigoldi cilici erano soliti fare affari d'oro con la complicità dell'Edile che pur di tenerli fuori dalle palle e buoni, li faceva commerciare sotto la sua bandiera.
Dopo un fatto tanto disdicevole, tutti odiano il defunto per essere venuto a compromessi con una feccia tanto puzzolente. Sparacus trama nell'ombra con i pirati, mentre Crisso e Naevia suscitano reazioni di sdegno e ira ogni volta che aprono bocca.

- Giulio Cesare torna a Roma


Il biondissimo Gaio Giulio Cesare.

Cesare stava da qualche parte a fare i comodi della Repubblica. Deprecabile da parte sua. Ma almeno vediamo questo bel ragazzone notoriamente biondo... eh? Ah, ok, pensavo fosse qualcosa di serio. Cesare decide che deve partecipare alla cattura di Spartacus.

Marco Licinio Crasso
Crasso, il nuovo cattivo, si fa insegnare le tecniche segrete del gladiatore da un gladiatore, infila il suo figliolo decerebrato Tiberio in valigia assieme alla sua schiava preferita, Kore, e parte per liberare la città di Sinuessa.
Cesare non si è potuto radere al suo ritorno dalla campagna militare perché Crasso è un uomo intelligente e lo vuole mischiato agli schiavi, e Cesare obbedisce e s'infiltra. Nel mentre il giovane Taiberius si fa ferire e perde i soldati a manciate, troppo spaventati per combattere contro schiavi ribelli e pirati. A Crasso non va giù 'sta cosa e ordina una bella decimazione. Tiberio uccide il suo migliore amico, entra in depressione, violenta la schiava del padre per fargli pagare la morte del migliore amico e non so cosa ho guardato ma vabbé, tanto non che avesse senso prima.

Taiberius

- Emmòssoprobblemi.

Crisso e quella sciagurata folle di Naevia danno fastidio e macellano i romani tenuti in ostaggio, Cesare si dispiace nel profondo. E tra una cosa e l'altra i pirati tradiscono. ATTACCHIINSALTO. Attacchi in salto come se piovesse, come mai se n'erano visti finora. Ma gli schiavi vengono calcinculati fuori da Sinuessa.

Crasso è felice e si prende la casa dell'Edile, fa preparare la signora Laeta e la regala al pirata Heracleo. Crasso, in un lampo di genialità accecante, ha pensato che: "Una cittadina romana che aiuta un ribelle sotto minaccia di morte è una stronza che deve soffrire. E allora la do ai pirati, così le passa la voglia di non farsi ammazzare per farmi fare bella figura."
Crasso, fino a questo punto, era stato l'unico personaggio a non comportarsi come un completo ritardato, eccetto quel disdicevole episodio di decimazione. Nella sua prima apparizione fa anche una bella figura, ma se ne sono accorti in produzione e hanno rimediato. Per fortuna! Se qualcuno avesse osato provare simpatia verso un romano di merda anziché verso il grande, magnifico, prode Spartacus, sarebbero stati problemi. Già.
Gannicus è rimasto dentro la città, ma riesce a scappare, portando seco due signorine. Assieme, il trio raggiunge Spartacus, che si trova al Polo Nord. Dalla ridente e tiepida Sinuessa si è catapultati su Plutone, con la neve alta tre metri, lastroni di ghiaccio a perdita d'occhio, assenza totale di un qualunque tipo di vegetazione.
Sparacus è felice di rivedere l'amico e vuole condividere con lui una bella notizia: Crasso ha fatto costruire un vallo tra due crinali e mo' sono fregati.

Crasso fa sì erigere un vallo, anche storicamente, e lo fa ferigere proprio nell'Istmo di Catanzaro, da costa a costa. Lo fa quando i pirati cilici che avevano garantito un passaggio a Spartacus, quello storico, tradiscono. Il gladiatore doveva unirsi alle rivolte servili in Sicilia, ma Verre aveva già organizzato la paraculata. Spartacus si trovò bloccato con il mare alle spalle e un muro lungo due chilometri davanti

- Due giorni dopo

Molte tempeste di neve più tardi, che garantiscono la morte di milioni e milioni di schiavi, la schiava di Crasso prepara le melanzane (che non c'erano al periodo, compariranno sulle tavole italiche solo un paio di secoli più tardi) col costosissimo sale. C'è un bel calduccio, ma le si gela il sangue appena scopre che il suo amato la vuole lasciare lì con il suo stupratore, decisa a non farsi fregare, si fa portare da Cesare a "Melia Ridge" che dovrebbe essere, appunto, l'istmo di Catanzaro.
Il viaggio dura poco, ma non è un problema, tanto mica sono distanti Mondragone e Catanzaro. Saranno cinque minuti a piedi da quella parte, ecchecivuole.
Kore si unisce a Sparacus che viene preso a ceffoni da un'idea brillante: usare i cadaveri per oltrepassare la trincea scavata dai romani, ché tanto Crasso ci lascia tre stronzi sbadiglianti sul muro. E così è stato. I nostri prodi possono spostarsi verso climi più miti, poiché poco oltre il muro ritorna la primavera.

Abbiamo vinto!

- Dimmi qual è il tuo dramma e ti dirò come suicidarti.

A gran parte degli schiavi prudono le mani, tutti vogliono dare poderosi cartoni sulle orecchie a qualcuno, così si dividono. Crisso, Agron, Naevia e manate di sconosciuti decidono di marciare su Roma con le mani piene di sogni di gloria e le orecchie piene degli insulsi blabla di Spartacus, Sparacus deve preoccuparsi di donne e bambini, non ha tempo per combattere.
Ovviamente va male e Crisso muore per mano di Taiberius, Agron viene catturato e crocefisso, Nevia rispedita con un calcio in culo e la testa di Crisso da Sparacus.

Goduria.
Scatta l'ora della vendetta: i ribelli sequestrano Tiberio (che prima di fermare la marcia su Roma ha violentato Gaio Giulio Cesare per insegnargli a stare al suo posto... è diventata una fissa la sua, quella di infilarsi in luoghi in cui non è gradito) e la sua scorta e indicono dei giochi gladiatori. Incredibile la fortuna di questi schiavi, trovano un teatro naturale, ma un teatro bellissimo con gradoni e sabbia da un lato e un precipizio-pizio dall'altro.

Ma che colpo di fortuna! Ci sono pure le scale!

Ed è pure grandicello.
Chi lo avrebbe mai detto! 
A questo punto ci sono circa quaranta minuti di scontri da mal di testa. Mortal Kombat, fatality, fatality, cazzate.
FATALITY!
Nevia deve vendicare la morte dell'amato, quindi combatte contro Tiberio, che viene salvato dall'arrivo di Cesare che propone uno scambio: la vita dello stronzetto in cambio dei cinquecento coglionazzi catturati alle porte di Roma.

Passo dell'oca!

Qualcuno non è d'accordo sul rilascio del giovane e lo trapassa. Lo scambio si fa comunque e i feriti tornano a casa, compreso Agron che dopo essere stato tirato giù dalla croce non è esattamente in formissima. Poveraccio, è stato pure appeso per i palmi (che, per esigenze di trama, i romani si sono scordati come facevano le crocifissioni e hanno un po' improvvisato), non potrà più impugnare una spada. È un uomo finito.


- Eccez(z)ioni

I funerali di Crisso. Scena toccante. Viene eretta la pira e cremata la capoccia dell' undefeated gaul. "Per Crisso", grida Nevia. E piano piano, tutti urlano un nome. Gannicus grida il nome di Enomao, Agron quello del fratello Duro, Sparachius si ricorda di nuovo della moglie Sura e di Varro. L'unica scena degna di essere guardata su NOVE puntate. Ed è tutto un dire, data la banalità della scena.



SPOILERAZZI SULL'ULTIMA PUNTATA

- Per fortuna non sei il mio consulente militare

È giunto il momento: lo scontro finale. Romani contro schiavi.
 Schieramenti in campo: romani da un lato, schiavi dall'altro.
Crasso fa piovere sui quattro miliardi di straccioni una pioggia di meteoriti, gli schiavi corrono in ordine sparso verso le legioni (otto legioni, ogni legione in epoca repubblicana contava 4000-6000 soldati) organizzate in comode centurie. Piccole, compatte, da portare ovunque.
Mentre i ribelli corrono sventolando le armi al vento, e la speranza che qualcuno inciampi e si pianti il coltellaccio da qualche parte è viva e vibrante, i legionari marciano adagio.

Aspettando il fischio d'inizio.
Tump. Tump. Tump.
Un piede davanti all'altro, scudo alto. Piano piano ce la fanno, ma Spartacus ferma la folle corsa dei suoi discoli.
Al primo che si muove, gli infilo il gladio su per il crasso. AHAHahah...
Nevia lo guarda malissimo. Ma Spartacus è un uomo di mondo, sa quel che fa.

Il trappolone a centrocampo.
Certo che ci si chiede: "Ma i romani come porcomondo avranno fatto a conquistare tanta roba?"
La risposta è che non avevano ancora avuto a che fare con un grande stratega militare che prima si fa arruolare, poi arrestare e schiavizzare e che alla fine a caso tira fuori ideone che mamma mia.
In una notte, gli spartachiani hanno scavato una trincea lunga un fottiliardo di chilometri, profonda quattro metri e guarnita con pali di legno appuntiti.
Ora, da dove abbiano preso il legno resta un mistero, dato che in Lucania non ci sono alberi. E non vale dire "non ci sono perché c'hanno fatto i pali", non c'erano manco prima. Misteri.
 La genialità, la tecnica raffinata, la superiorità bellica dei romani si vede qui:

L'abbiamo scavata in due ore scarse, disse Spartacus.
 Mentre l'avanguardia precipita nella fossa, larga almeno venti metri, a occhio e croce, il resto dei soldati continua a spingere perché così è stato ordinato. L'idea che mi sono fatta è quella che i romani vogliano mettere in pratica l'idea di Spartacus, che ha riempito un buco simile con dei cadaveri congelati. I romani s'ammazzano tra loro e sull'altra sponda ridono.

Finito di ridere, Spartacus ordina che sul nemico romano venga fatta cadere una gragnuola di frecce. Gli archi vengono tesi e inizia a piovere.

Crasso, accanto al prode Cesare teutonico, ordina ai suoi di tirare su gli scudi e di disporsi secondo la consueta manovra difensiva da effettuare nel caso che l'avversario tiri fuori gli archi.

Testudo!
I soldati obbediscono e si tartarughizzano.

Bravi, deponete le armi e lanciatevi nella fossa.
Al che, Nevia Occhio di Falco fa notare a Spartacus una cosa importante: "Stanno attuando la manovra prevista". La genialità è palese, qualcuno ha avuto dubbi sulla possibilità che si potessero alzare gli scudi durante un attacco. Incredibile! Gli scagli contro tre frecce e quegli stronzi si nascondono dietro gli scudi, mica fanno come noi scavezzacollo che corriamo spade in pugno durante una pioggia di sassi infuocati esplosivi. Scemi loro.
Spartacus sa già che fare, non aspettava altro che le centurie si chiudessero a riccio, pianta le spade a terra in un attacco di coglionaggine così forte che veramente davvero proprio non si spiega.

Eh? Machemmodo è?
 Gli schiavi, temendo che i romani decidessero di controllare il campo di battaglia la notte prima, hanno sotterrato delle passerelle di legno, una ogni pochi metri. Avevano previsto la testuggine.
La trincea s'è ristretta rispetto ai fotogrammi precedenti, e a giudicare dalla posizione dei cadaveri, forse c'è caduto anche qualche schiavo.
 I romani restano in formazione, reggendo gentilmente le passerelle sugli scudi, dato che sarebbe scortese lasciarli cadere. I centurioni sono fortissimi, reggono ponticelli di legno calpestati da orde di stronzi urlanti come se niente fosse, altrimenti gli schiavi non potrebbero attaccare in salto.

Momento significativo.
Momento effetti speciali di alto livello.
Che sta succedendo laggiù? Non vedo 'na ceppa.
E quegl'altri là dietro chi sono?
Mentre Spartacus e i suoi prodi invadono il campo avversario, Gannicus comanda la cavalleria, arriva al galoppo alle spalle dei romani e le domande fioccano spontanee: dove hanno preso i cavalli? Come hanno fatto a prendere i romani alle spalle? Perché lo sto ancora guardando? Perché non esistono gli alberi?
Bon, in ogni caso è cosa buona e giusta osservare la distanza delle morbide e brulle colline alle spalle dell'esercito romano, potrebbero tornare utili più avanti e non andiamo oltre.
La condizione del campo di battaglia è questa.

Rave party.
Apparentemente i romani sono stati spinti indietro dalla fiumana di gladiatori e accerchiati a nord e sud. Dai lati continua ad arrivare la carne da cannone e a disporsi diligentemente in fila per essere macellata da attacchi in salto carpiati all'indietro.
La domanda sorge spontanea: ma se ai lati continuano ad arrivare centurie dodici a dodici, com'è stato possibile che una marea di deficienti a cavallo abbia potuto sorprendere alle spalle tutto il contingente? La risposta è: "Perché c'andava così".
Il piccolo contingente di imbecilli al galoppo non perde tempo, cambia l'angolazione di tiro delle baliste e tenta lo sforacchiamento dell'esercito romano. Crasso ordina a Cesare la ritirata, mentre lui avanza col resto delle truppe.

Ora è tutto più chiaro e non ho mai visto frecce così perfette.

La situazione è questa: la linea rossa è quella delle macchine belliche romane. Le frecce verdi indicano gli spostamenti dei romani, quelle azzurre quelle degli schiavi.
Non ci sarebbe niente di male fin qui. È curioso come solo gli schiavi abbiano i cavalli, mentre i romani siano arrivati tutti in metropolitana eccetto le teste coronate che cavalcano tre ronzini. Ma non fa niente.
Crasso ha un sacco di idee geniali, e mentre si pavoneggia in sella al suo cavallo in quella bolgia infernale fatta di schizzi di sangue, sudore e budella, vede il suo arcinemico che trafigge un soldato nel petto.
Il soldato indossava una tunica hamata, ovvero una cotta di maglia, fatta di burro.
In un crescendo di MACOSACAZZOSTOGUARDANDO, Crasso urla il nome di Spartacus, intenso scambio di sguardi omicidi, e il condottiero romano carica a cavallo l'appiedato imbecille.
Sì, finisce così:

Attacco in salto!
Questo è il motivo per cui i cadaveri andrebbero rimossi dai campi di battaglia: il nemico potrebbe usarli come trampolino. Naturalmente, Crasso viene disarcionato.
Spartacus macella legionari a colpi di scudo sui denti, mentre Crasso viene raccolto e portato in salvo, fuori dal campo di battaglia.

Siamo in salvo!
Agron e Nasir aiutano il loro capo a liberarsi di una sessantina di legionari e Spartacus inizia a correre.
Crasso viene portato su una collina, una di quelle di prima, sullo sfondo. Finalmente è al sicuro!

In salvo un bel paio di palle.
 Spartacus ha seguito il capo assoluto dell'esercito, passando in mezzo a centinaia di soldati. Nessuno ha mosso un dito.
Vengono mostrate brillanti scene in cui i romani tremano spalla a spalla, ranghi serratissimi, mentre Gannicus e Saxa gli schiccherano in faccia anfore colme di pece. Molte stronzate più tardi, si torna allo scontro tra uno stanchissimo e insanguinatissimo Spartacus e un terrorizzato Crasso, Spartacus sta per vendicare ogni schiavo esistito o esistente, ma:

Pizzicore.
Spartacus non è ancora morto, viene tratto in salvo dai due gladiatori che si son giurati eterno amore, e viene portato al sicuro sulle montagne da qualche parte. Gannicus viene crocefisso sulla via Appia e muore perso nei suoi sogni di antica gloria.

Taglia quella fronda e non inciampare sul lastricato!
Edit: 
 Nell'immagine soprastante, il primo crocefisso a destra è Gannicus, accanto a lui Kore.

La tomba dell'eroe
La lapide di Spartacus è l'arma progettata amorevolmente da Nasir per il suo compagno di carneficina. Non potendo più impugnare spada e scudo, il giovine ha ben pensato di infilare una spada in uno scudo e di legare tutto a un guanto.

L'insostenibile pesantezza delle cazzate.
Appena partono i titoli di coda ci si sente meglio, finalmente è finito! Niente più attacchi in salto, niente più inglese akkulturato. Niente più stronzate.
La serie si conclude come storia comanda e nei titoli di coda viene fatta una ripassata generale dei personaggi che hanno preso parte alle varie vicende, e un saluto agli attori.
Nella speranza che la Starz non decida un bel sequel con il deflorato Sisar, posso dormire sonni tranquilli.

I AM SPARACUS!

Edit: 
Gannicus è probabilmente morto.
Non vi è certezza poiché non si vede il corpo una volta defunto, ma dato che nella sua ultima apparizione è crocefisso sull'Appia e che lui immagina la sua stessa fine come diversa da quello che è in realtà, tant'è che si vede nell'arena, circondato dalle grida di migliaia di persone, con ottime probabilità, direi che è crepato, defunto, spacciato, ito, forse addirittura morto.

4 commenti:

  1. mi sono morta dal ridere troppo bella questa descrizione/ riassunto ahah

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  2. Premetto che la serie mi è piaciuta molto anche se l'ho vista in ritardo. Dopo 3 anni dall'uscita...
    Le tue critiche e la tua ironia è stata particolarmente pungente.
    Credo però (scusami) tu l'abbia vista con superficialità.. "che sta a fa quello..." "dove hanno preso gli alberi..." la serie è una rappresentazione di ciò che è accaduto. Per quanto magari avranno sbagliato in certe scene c'è dietro un grande lavoro e solo x questo andrebbe rispettato. Per non parlare delle vite umane che la storia ci ricorda che si sono spente.

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  3. Anche per organizzare i campi di concentramento dietro c'è stato un gran lavoro... dobbiamo quindi rispettarli? Questa lode a tutti i costi della buona volontà è veramente superficiale!

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