martedì 29 marzo 2016

Gente di un certo livello: Akechi Mitsuhide - Lo shogun dei tredici giorni

Akechi Mitsuhide  (1526 - luglio 1582)
Inauguro una piccola rubrica (che aggiornerò regolarmente secondo i precetti del "chissà quando"), in cui parlerò a caso di qualche samurai, condottiero ninja, personaggio curioso: Gente di un certo livello.


Voglio iniziare con una figura odiata: Akechi Mitsuhide, la vigliaccheria concretizzata in essere umano, uomo di una viltà tale da essere simbolo di paraculaggine. 
Il contesto storico che lo vede protagonista è quello dell'epoca Sengoku (Sengoku jidai 1478 - 1605), detta anche degli stati belligeranti, costellata da battaglie e sangue, fu un'epoca che vide un daimyo, Oda Nobunaga di Owari, ergersi a unificatore di quella terra che andava dilaniandosi sotto gli artigli implacabili della guerra civile e circondandosi di guerrieri e signori feudali, tra i quali Akechi Mitsuhide.



Akechi Mitsuhide fu vassallo di Oda e suo generale, uno degli uomini che lo seguì durante tutta la campagna, fino alla morte.

Akechi Mitsuhide - Ochiai Yoshiiku, 1867
Akechi Mitsuhide - Ochiai Yoshiiku, 1867

L'incidente di Honno-ji
Akechi Mitsuhide, instancabile generale, partì da Kyoto il 21 giugno 1582 alla volta di Takamatsu (nella provincia di Bitchu), per dare man forte all'esercito di Toyotomi Hideyoshi che teneva sotto assedio il castello di Takamatsu. Nobunaga li avrebbe raggiunti con qualche giorno di ritardo, rimanendo a Honno-ji, con solo una piccola scorta e l'immancabile e giovane amante diciassettenne Ranmaru Mori, a godersi un po' di riposo.
Akechi colse la palla al balzo: uscì da Kyoto con il suo esercito e vi tornò nottetempo, informando i propri soldati che Nobunaga aveva ordinato un'ispezione prima della battaglia. Era inusuale che si andasse in giro per la città con un esercito di 13.000 teste, per cui ci fu qualcuno che gli chiese dove accidenti stesse andando. E Mitsuhide rispose semplicemente che si trattava di una parata militare ordinata da Oda Nobunaga.
Se la bevvero come acqua fresca, poiché era noto che Nobunaga avesse un debole per le parate e, a ogni modo, ne aveva già organizzate in precedenza, per cui non si trattava di un evento così straordinario da far nascere sospetti.
Akechi giunse dinnanzi al tempio e urlò:
 Teki wa Honnoji ni ari!
Ovvero: "Il nemico aspetta a Honno-ji!", e ordinò l'attacco.


Akechi Mitsuhide attacca Oda Nobunaga al tempio Honno-ji - Ginko
Akechi Mitsuhide attacca Oda Nobunaga al tempio Honno-ji - Ginko
Oda Nobunaga si trovò nella condizione di dover compiere l'onorevole atto di togliersi la vita. Disse al suo giovane amante: "Non farli entrare", e si chiuse dentro una delle stanze del tempio. Ranmaru obbedì e diede alle fiamme la costruzione, lasciando che Nobunaga compisse seppuku in pace, circondato dalle fiamme che ne avrebbero incenerito il corpo, per poi seguirlo e suicidarsi a sua volta.

Akechi attacca il tempio

Del corpo di Nobunaga non rimase niente e Akechi Mitsuhide, quella notte stessa, si nominò shogun. Ordinò l'attacco al tempio Myokakuji, in cui riposava Nobutada, figlio prediletto di Nobunaga, e poi il saccheggio del castello Azuchi, dimora di Oda Nobunaga, appena fuori Kyoto. Il castello venne dato alle fiamme, ma le fonti sono confuse. Da una parte si dice che Akechi stesso avesse ordinato che tutte le donne del clan Oda, compresa quindi la moglie di Nobunaga, No-Hime, e le serve fossero portate al sicuro nel castello; altre fonti, invece, sostengono che il castello venne immediatamente dato alle fiamme con le signore all'interno. Dato il modo di pensare dei signori feudali del 1500, un ostaggio è un bene prezioso cui non viene tolta la vita ed è improbabile che Akechi abbia cercato di uccidere la consorte di Oda.

Akechi aveva scelto un buon momento per mettere in pratica il suo piano, nella capitale non c'era anima viva che potesse fermarlo e - cosa ancora più importante - gli altri generali erano impegnati in campagne di conquista a giorni di cammino.
Mitsuhide inviò messaggeri con richieste di alleanza a tutti coloro che fino a quel momento si erano opposti al proposito unificatorio di Nobunaga. Tra i tanti destinatari c'erano i principali esponenti del clan Mori, asserragliati nel castello di Takamatsu - nella speranza di riuscire a respingere l'assedio - dalle forze di Toyotomi Hideyoshi.

Il messaggero fu catturato dagli uomini di Hideyoshi, che seppe così che il suo signore e alleato era caduto.
Quello che fece Hideyoshi ha dell'incredibile, abbandonò l'assedio e firmò una tregua con i Mori, raccolse il suo esercito e partì alla volta di Kyoto il 25 di giugno, appena quattro giorni dopo la morte di Oda. Alla testa di trentaseimila uomini, macinò quasi duecento chilometri in pochi giorni e in totale silenzio, tant'è che Akechi stesso non seppe del suo arrivo prima del 29 giugno, quando Toyotomi era già nei pressi di Kyoto.

Akechi - Utagawa Kuniyoshi, 1848

La battaglia di Yamazaki
Ad Akechi non restava altro che mettere in pratica le sue abilità di stratega. Conosceva bene il modo di lavorare di Toyotomi, poiché avevano combattuto fianco a fianco in più di un'occasione. Sapeva che il suo avversario avrebbe avuto un esercito più numeroso e sapeva di non poter rimanere con il suo esercito diviso in due tronconi e dislocato nei due castelli fatiscenti di Yodo e Shoryuji.

da "The samurai sourcebook" di Stephen Turnbull
Cassell&Co - 1998


Akechi si mosse per tempo, tentando di conquistare il cuore degli abitanti, convincendoli che avrebbe dato loro ciò che Nobunaga non avrebbe mai potuto ma, per quanto la gente fosse atterrita dai modi di Nobunaga, il vile tradimento perpetrato da Akechi non gli diede gli onori che credeva di meritare.
Non poté far altro che prepararsi alla battaglia! Toyotomi era sempre più vicino e si era già premurato di mandare un piccolo contingente sui monti Tennozan, da dove poteva vedere la vallata nella sua interezza e contare tutti i possedimenti di Oda Nobunaga.

Durante la notte, Toyotomi inviò dei ninja nell'accampamento di Akechi, questi appiccarono incendi e crearono scompiglio, innervosendo il nuovo shogun e il suo esercito.
Solo alle quattro del mattino del secondo giorno di luglio, Toyotomi diede l'ordine di attacco.
L'esercito di Akechi (circa 13.000 unità) venne annichilito da quello di Toyotomi (36.000 unità).
Vedendosi perduto, Akechi fuggì. Non poteva fare altro se voleva continuare a vivere e cercò rifugio in un villaggio vicino - Ogurusu - deciso a recarsi dal fratello a Sakamoto. Lungo la strada incappò in un gruppo di briganti, venne attaccato e colpito al torace da una lancia scagliata dal capo dei banditi, un certo Nakamura. Nel momento in cui Akechi Mitsuhide toccò il suolo, era già morto.

Mitsuhide Akechi è conosciuto come lo shogun dei tredici giorni, poiché tanto è duranto il suo regno (21 giugno 1582 - 02 luglio 1582), e finì così, colpito al petto dalla lancia di un brigante, mentre si dava a un'altra azione tutt'altro che nobile, dopo aver costretto all'atto del seppuku l'uomo più potente e crudele del Giappone, la cui fama gli aveva fatto guadagnare l'epiteto di Demone del Sesto Cielo.

Simbolo del clan Akechi: Tokikikyo, la campanula cinese

Perché?
Ho pensato molto ad Akechi Mitsuhide, ho cercato di trovare un motivo a un gesto che avrebbe gettato disonore e disprezzo su di lui e tutto il suo clan per l'eternità e l'unica risposta che sono riuscita a darmi e che mi sembra quanto meno plausibile è che Akechi fosse troppo umano.
Nobunaga lo maltrattava, lo umiliava spesso e volentieri, non mancando di farlo davanti agli altri generali.

Nobunaga castiga Mistuhide
Era solito prendere Akechi in giro per la sua attaccatura dei capelli e per la sua poesia (in realtà molto apprezzata dai contemporanei).
Tuttavia, Nobunaga era solito prendere in giro tutti i suoi generali. Chiamava Toyotomi Hideyoshi "saru", ovvero scimmia, e Tokugawa Ieyasu "tanuki", tasso. Sebbene non abbia mai avuto rapporti troppo stretti con Motochika Chosokabe, Nobunaga era solito riferirsi a lui come il "pipistrello di un'isola senza uccelli".

Un episodio significativo, riguardante Akechi e Nobunaga è sicuramente quello risalente al 1578, durante la campagna di conquista dei territori di Motonari Mori. Oda comandò ad Akechi di sottomettere il clan Hatano di Tamba. Akechi obbedì, smanioso di far abbracciare la causa dell'unificazione a più daimyo, e convinse il capo clan Hatano Hidearu alla resa.
A Nobunaga, però, non interessava avere un nuovo alleato, per cui fece giustiziare Hidearu e Akechi venne ingiustamente accusato di tradimento dal clan Hatano, che rispose all'onta uccidendo la madre del guerriero, che qualcuno vuole essere stata mandata dal figlio stesso a Tamba come ostaggio, gesto che voleva significare la lealtà d'intenti e l'onestà del clan Akechi, e di conseguenza di quello Oda. Altri sostengono che la donna fu rapita dalla provincia di cui Akechi era vassallo, Omi, e barbaramente uccisa.

Altri due episodi che meritano di essere raccontati riguardano le stoviglie di Mitsuhide, gettate nello stagno del giardino da Nobunaga dopo una lamentela di Tokugawa Ieyasu, un'altra riguarda un attacco fisico di Nobunaga ai danni di Akechi, colpevole di aver lodato i suoi alleati dopo la vittoria sul clan Takeda.

Mitsuhide ha lasciato crescere nel petto un risentimento senza precedenti verso il suo superiore, risentimento che lo ha portato a marciare con un intero esercito contro un uomo in quel momento indifeso.
Akechi, che come tutti i samurai del suo tempo, era anche uomo di immensa cultura e poeta, durante una sessione di renga (poesia collaborativa, un genere di poesia tipicamente giapponese) pronunciò questi versi:
Toki wa ima, ame ga shitashiru satsukikana

La traduzione della frase è:

Il tempo è giunto, il quinto mese quando cade la pioggia

Purtroppo non si sa quando questa frase sia stata pronunciata. A conti fatti, non ho trovato fonti precise a riguardo.
La frase, non essendo stata scritta risulta difficile da interpretare. Spesso in giapponese, una sillaba ha più significati, che vengono individuati dall'ideogramma usato per la scrittura, l'interpretazione potrebbe anche essere:
Toki governerà ora il regno sotto il cielo.
Toki, che nella prima traduzione assume il significato di tempo, nella seconda è usato per intendere il nome del clan Toki, nome ancestrale del clan Akechi. Secondo quest'ultima interpretazione, Akechi voleva per sé il potere che Nobunaga stringeva tra le mani.

In fin dei conti, è impossibile sentenziare con cinquecento anni di ritardo su chi avesse ragione su cosa, non solo perché le fonti sono limitate, ma alcuni avvenimenti sono stati gonfiati fino a diventare leggenda nel corso dei secoli, altri taciuti fino a essere dimenticati.
Le fonti non sono molte, sebbene il gesuita portoghese Lùis Fròis, che conobbe Nobunaga e Mitsuhide, riporta dello strano rapporto che si era instaurato tra i due e di come Nobunaga maltrattasse pubblicamente Mitsuhide, del quale, però, apprezzava le capacità amministrative e belliche.

Qualcuno sostiene che le azioni di Mitsuhide fossero dovute a un'esplicita richiesta di Nobunaga, il quale pare avesse chiesto di essere fermato semmai fosse diventato troppo crudele e avventato.

Ammettendo che un uomo assetato di potere, con l'ambizione di unificare una terra stritolata dalla morsa della guerra civile da anni e anni, capace di dare alle fiamme interi villaggi (Iga e Koga, ad esempio) con gli abitanti all'interno potesse mai chiedere di essere fermato semmai fosse diventato troppo crudele, per quale motivo l'uomo fattosi carico di esaudire questo desiderio avrebbe dovuto fingere di partire e poi tornare capeggiando 13.000 spade?

Se davvero ci fosse stato un legame del genere tra Mitsuhide e Nobunaga, Mitsuhide lo avrebbe affrontato faccia a faccia, senza assicurarsi un vantaggio tale. Questioni di onore e rispetto, dei quali il popolo giapponese ha fatto vessillo.

Tomba di Akechi Mitsuhide - Kongobu-ji

Tomba di Akechi Mitsuhide - Kongobu-ji

La verità se la sono portata nella tomba, Akechi riposa in silenzio assieme a tutto il suo clan, dopo un simile tradimento non si salvò un'anima.

Altare dedicato ad Akechi Mitsuhide

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- The samurai sourcebook, Stephen Turnbull, 1998, Cassell&Co;
- Toyotomi Hideyoshi, Stephen Turnbull, 2010, Osprey Publishing;
- Samurai Commanders 2, Stephen Turnbull, Richard Hook, 2005, Osprey Pubblishing;
- www.samurai-archives.com (1)(2);
- www.en.wikipedia.com (1)(2)(3); 
- www.grandebanzai.blogspot.it (1)

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